Una spiaggia a Guadeloupe

È difficile essere nonchalance quando sei circondato da belle donne, tutte nude. Ma è quello che ci si aspetta da te su una spiaggia nudista, sulla splendida isola francese di Guadeloupe. Il topless tra le francesi è la norma, e il bagno nudo nelle parti tranquille e isolate di una spiaggia non è insolito. Quindi eccomi qui, un americano normalmente timido, sdraiato nudo su quella spiaggia, fingendo che non stesse succedendo nulla di insolito. Lontano dalla verità.

Sono venuto qui da solo, in un Club Med – quel faro di fraternizzazione, di mettere insieme le persone con il silenzioso suggerimento (attesa?) che gli ormoni trionfino tra estranei. Ma ero molto consapevole di quanto fossi vistoso. Non perché giacevo lì nudo – lo era tutti. Ma perché a metà del mio corpo altrimenti abbronzato dal sole c’era il mio addome, cosce e glutei di un bianco puro, prova che normalmente prendevo il sole con un costume da bagno. Le persone francesi intorno a me erano abbronzate dappertutto.

Nessuno prestava attenzione esplicita all’altro, ma tutti quanti con la coda dell’occhio ammiravamo le forme ben fatte in mostra. Un tizio correva avanti e indietro sulla stretta striscia di spiaggia, con testicoli e pene che dondolavano mentre correva. Come da sua intenzione. Chiaramente, un esibizionista al lavoro. Le donne lo guardavano, alcune con sorrisi maliziosi sul viso. Sapevamo tutti cosa stesse facendo. Che volgarità.

Una donna si diresse verso l’estremità lontana dell’isola dove eravamo e si unì al gruppo. Una bellezza. Alta, con capelli castano-rossicci, pelle bellissima e seni meravigliosamente formati. Indossava un leggero vestito estivo su un bikini. Stese una coperta non lontano da me e si tolse il vestito. E poi il bikini. Era bellissima, con un morbido monte di peli pubici che copriva la sua intimità femminile. Era nuda tranne per una singola catenella d’oro intorno alla vita. Quella semplice ornamentazione sul suo corpo bellissimo mi elettrizzò. Forse perché quell’adorno era destinato a essere visto solo quando era esposta, senza vestiti. Destinato a noi. Destinato a me.

Mi impregnai della sua bellezza. Guardai intorno e sentii che tutti la stavano guardando. Quasi senza rendermene conto, ci fu un fremito nel mio inguine. Ci volle più tempo di quanto si pensi perché ero così concentrato sull’ambiente, ma improvvisamente mi resi conto che c’era una manifestazione visibile del mio interesse. Imbarazzato, mi girai a pancia in giù, sperando che nessuno vedesse. La sabbia calda però servì solo a infiammare quell’organo sensibile, e sentii un’erezione completa e dura. Sapevo di non potermi muovere. Giacqui lì, intrappolato. Non potevo vedere la mia bellissima donna (era già mia, nella mia immaginazione febbricitante) ma dopo un po’ quella mancanza di stimolazione fece subsistere quella stimolazione. Mi girai di nuovo e la guardai. Era sdraiata sulla schiena, offrendomi una vista completa del suo davanti. Seni adorabili e sodi, né troppo grandi né troppo piccoli. Il suo sedere, visto di lato, era ben proporzionato e formoso. E quel delizioso monte di peli pubici alla fine di un ventre piatto e sodo. Dovevo incontrarla. Ma come? Sì, era sola, ma il mio francese del liceo sarebbe stato del tutto inadeguato per un’introduzione casuale. E cosa avrei detto? “Vieni spesso qui a prendere il sole nuda?” Così rimasi in silenzio.

Mi dispiaceva doverlo fare, ma dovevo lasciare il sole intenso prima di bruciarmi fino a diventare croccante. Mi vestii e tornai in hotel, lasciando la signorina X (era una Brigitte, una Camille, una Geneviève?) agli sguardi degli altri uomini. Per tutto il tempo biasimandomi per la mia codardia. Non riuscii a trovare il coraggio di dirle Bonjour, figuriamoci discutere della mia passione o del nostro futuro. Giurai che se l’avessi incontrata di nuovo, non avrei sprecato l’opportunità.

Passarono alcuni giorni, e sebbene la intravidi di tanto in tanto da lontano, non ci fu mai un momento in cui eravamo insieme. Ma grazie Club Med, ci sono sempre attività sportive miste in corso. Mi iscrissi a una sessione di pallavolo e mi si mozzò il fiato quando vidi la signorina X in campo. Eravamo in squadre opposte, quindi potevo osservarla dall’altra parte della rete nel suo bikini, saltando e allungando le braccia per colpire la palla. Era atletica e fu un piacere guardarla muoversi. Dopo un po’, gli organizzatori mescolarono le squadre, e la signorina X e io finimmo nella stessa. Come voleva la sorte o il destino, una palla arrivò tra noi e saltammo entrambe. Avrei dovuto fermarmi vedendola vicina, ma non lo feci. Ci scontrammo e la feci cadere a terra.

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