Il mio ragazzo, David e io stavamo insieme da qualche mese quando lui si rese rapidamente conto della mia terribile abitudine di non essere mai puntuale. Non ero mai assurdamene in ritardo, solo sempre qualche minuto dopo l’orario che avevo detto. Mi disse che era la sua più grande pet peeve su di me, specialmente quando dovevamo incontrarci da qualche altra parte rispetto al suo appartamento e lui era lasciato ad aspettare goffamente il suo appuntamento.
David me ne aveva parlato un paio di volte, ogni volta promettevo di essere più attenta a essere puntuale per lui. La goccia che fece traboccare il vaso arrivò di un venerdì sera quando dovevo incontrarlo a casa sua prima di uscire insieme al cinema. Cinque minuti dopo l’orario previsto chiamò il mio cellulare e gli dissi che ero giusto dietro l’angolo. La verità era che ero in ritardo e ero appena uscita da casa mia e mancavano ancora quindici minuti. Quando arrivai era furioso.
“Perché non sei mai puntuale? Qual è il senso di concordare un orario se arrivi venti minuti dopo?” Domandò ad alta voce, la sua voce vicina a un urlo.
“Scusa! Ero in ritardo e il film non inizia per un’altra ora comunque!” Ero più sulla difensiva che dispiaciuta.
“È la serata di apertura. Dovevamo arrivare presto per i biglietti,” rispose. “Perché non puoi dirmi che saresti arrivata tardi? So che eviti di dirmelo perché sai che mi arrabbio ma mi arrabbio ancora di più quando mi menti come hai fatto al telefono!”
“Hai ragione, scusa. È irrispettoso da parte mia farti aspettare,” ero sincera stavolta. “Prometto che non succederà più.”
Sospirò. “Penso che ci serva una specie di garanzia per questo. Hai bisogno di conseguenze per le tue azioni così questo comportamento non continua.”
Lo guardai con aria interrogativa.
“Ti sculaccerò la prossima volta che arrivi tardi,” disse David guardandomi dritto negli occhi. Quando vide la mia espressione incredula aggiunse: “Un po’ di disciplina nella tua vita ti farebbe bene, credo.”
Risi un po’ ma l’espressione sul suo viso mi disse che era serio.
“Ma giuro che non succederà più,” insistetti.
“Allora non dovresti avere problemi a impegnarti in questo accordo,” disse con un sorriso. Mi aveva fregata. Ci pensai velocemente, soppesando il rischio.
“Va bene,” dissi con fiducia. “Affare fatto.”
E così facemmo l’accordo. Iniziai a prestare molta attenzione e a pianificare meglio quando dovevamo fare qualcosa insieme. Anche quando venivo solo a passare la notte da lui, mi assicuravo di essere lì almeno qualche minuto prima di quanto avessi detto. Era in un certo senso eccitante, la minaccia di essere punita mi teneva in riga.
David non ne parlò mai o riconobbe nemmeno la mia nuova puntualità, ma sapevo che era impressionato dai risultati del nostro piccolo accordo.
Fui impeccabile per circa tre settimane, finché non ci fu un incidente d’auto e traffico imprevisto che mi fece arrivare tre minuti in ritardo. Continuai a guardare nervosamente l’orologio in macchina e a urlare, inascoltata, al traffico davanti a me. Mandai un messaggio al mio ragazzo per dirgli che ero bloccata nel traffico e potevo arrivare qualche minuto in ritardo, sperando che mi salvasse dal mio destino. Pensai che avesse funzionato quando rispose “ok tesoro, ci vediamo presto” con una faccina sorridente. Sospirai di sollievo.
Ma quando arrivai a casa sua David era seduto in mezzo al divano, e capii di essermi sbagliata a pensare di aver evitato la punizione. La TV non era nemmeno accesa, era solo seduto lì pazientemente con le mani in grembo. Finsi che non ci fosse niente di sbagliato e andai dritta da lui e lo baciai per salutarlo.
“Ciao, tesoro,” disse dolcemente. “Risolviamo subito questa cosa così possiamo continuare con la nostra bella serata, va bene?” Feci del mio meglio per sembrare confusa ma la ignorò. “Ora togliti i pantaloncini e mettiti sulle mie ginocchia,” comandò severamente.
“M-ma ti ho mandato un messaggio che potevo arrivare qualche minuto in ritardo,” dissi debolmente. Ero nervosa e iniziai a sudare un po’. Non avevo mai ricevuto una vera sculacciata punitiva da adulta. Ero abbastanza sicura che l’ultima volta che ero stata davvero sculacciata era quando avevo 8 anni.
“Avevamo un accordo,” disse piatto. “Ora mettiti sulle mie ginocchia e non farmelo ripetere.” La sua voce mi spaventò un po’, ma fui sorpresa di scoprire che mi ero bagnata un po’ al comando.
Abbassai lentamente i pantaloncini e li tolsi, poi mi arrampicai con cura sulle sue ginocchia. Ero distesa su di lui con gli avambracci sul divano e avevo una bella vista della strada trafficata fuori dalla finestra. Mi sistemò un po’ incrociando le gambe così ero più piegata sui fianchi e il mio sedere spinto più in alto. Mi chiesi se l’avesse mai fatto prima.
“Ora dimmi perché stai siendo punita,” esigette.
“Non ero puntuale,” dissi, appena udibile.
“Emma, per favore parla più forte,” disse con un tono pericoloso.
“Non ero puntuale quindi merito di essere sculacciata.